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Scuola e calendario

La scuola italiana chiude troppo a lungo d'estate

Il fatto che ci siano circa tre mesi di chiusura estiva scolastica viene spesso dato per inamovibile. In realtà dipende da scelte organizzative passate, che possono essere modificate con volontà politica, programmazione e investimenti. Una diversa distribuzione delle pause potrebbe produrre benefici sull'apprendimento, sull'organizzazione familiare, sul lavoro femminile, sull'uso degli edifici scolastici e sulla riduzione delle disuguaglianze tra studenti.

Calendario scolasticoEurydiceOpenCoesioneMIM

Le vacanze estive nel confronto europeo

Per confrontare i calendari scolastici europei la fonte corretta è Eurydice, School calendars in Europe. Eurydice confronta i calendari di 39 paesi europei e permette di osservare durata e frequenza delle pause scolastiche. Per le ore annue di istruzione si possono usare anche Eurydice, Recommended Annual Instruction Time 2024/2025 e OECD, Education at a Glance 2024.

L'Italia concentra una parte molto ampia della pausa scolastica tra giugno e settembre. Altri paesi europei organizzano il calendario in modo diverso. La pausa estiva è più breve e una quota maggiore delle vacanze viene distribuita durante l'anno scolastico. I giorni di riposo non devono sparire. Possono essere distribuiti meglio.

Nei dati usati per questo articolo, la pausa italiana tra giugno e settembre è intorno a 99 giorni. La Spagna è intorno a undici settimane, la Francia a otto, Germania, Inghilterra e Paesi Bassi a circa sei. I valori vanno letti come ordini di grandezza, perché i calendari variano per anno, territorio e livello scolastico.

Giorni indicativi di pausa estiva

Italia
99
Spagna
77
Francia
56
Germania
42
Inghilterra
42
Paesi Bassi
42

Fonte: Eurydice, School calendars in Europe. Elaborazione di Nazareno Lecis.

Il confronto più utile è quello con la Francia. Il totale annuo delle pause scolastiche è quasi identico. L'Italia è intorno a 122 giorni complessivi di pausa, la Francia intorno a 121. La differenza sta nella distribuzione: l'Italia concentra circa 99 giorni in estate e 23 nel resto dell'anno, la Francia circa 56 in estate e 65 nel resto dell'anno.

Stesso totale annuo, distribuzione diversa

Italia
99 + 23
Francia
56 + 65

Fonte: Eurydice, School calendars in Europe. Elaborazione di Nazareno Lecis. Arancione = pausa estiva, grigio = pause nel resto dell'anno.

Perché una pausa così lunga crea disuguaglianze

Tre mesi senza scuola non sono uguali per tutti. Uno studente può passare l'estate tra libri, sport, corsi, lingue, viaggi, campus, genitori presenti e tutor. Un altro può passare settimane senza attività strutturate, senza spazi adeguati, senza supporto nello studio e senza esperienze formative. Dopo una pausa così lunga, queste differenze si accumulano.

La scuola durante l'anno riduce almeno in parte la dipendenza dalle risorse familiari. Quando la scuola chiude per un periodo molto lungo, questa funzione si indebolisce. La qualità dell'estate dipende molto di più da reddito, tempo dei genitori, capitale culturale, reti familiari e offerta locale di servizi.

Una pausa lunga pesa anche sull'organizzazione familiare. Tre mesi di chiusura richiedono ferie, nonni, centri estivi, babysitter, lavoro flessibile o rinunce. In Italia questo carico è ancora spesso distribuito in modo squilibrato, con un impatto maggiore sulle madri e sul secondo percettore di reddito. Una distribuzione più equilibrata ridurrebbe uno dei picchi organizzativi più difficili dell'anno.

Summer learning loss

Il summer learning loss è stato studiato per decenni, soprattutto nella letteratura statunitense. L'idea di base è che una lunga interruzione estiva possa produrre perdita di competenze o rallentamento dell'apprendimento, con effetti più forti per gli studenti che durante l'estate hanno meno accesso ad attività educative. La meta-analisi di Cooper, Nye, Charlton, Lindsay e Greathouse trovava perdite medie durante l'estate, più evidenti in matematica. Alexander, Entwisle e Olson collegavano le traiettorie estive alle disuguaglianze sociali accumulate nel tempo.

Negli ultimi anni una parte della letteratura ha ridimensionato alcune conclusioni più forti. Paul von Hippel ha mostrato che alcune stime storiche dipendono molto dai test utilizzati e dalle scelte di misurazione. Downey, von Hippel e Broh distinguono il ruolo della scuola, della famiglia e dei problemi di misurazione nei divari di apprendimento.

Questo non elimina il problema. Anche quando la perdita media è meno netta di quanto si pensasse, la pausa estiva resta molto diversa tra famiglie. Alcuni bambini fanno corsi, sport, viaggi, inglese, campus e attività seguite. Altri non hanno accesso a nulla di simile. La chiusura estiva lunga aumenta il periodo in cui le opportunità dipendono quasi solo dalle risorse familiari. In questo senso il calendario scolastico può ampliare le disuguaglianze anche quando la misurazione precisa del learning loss è discussa.

Caldo e scuole

L'obiezione sul caldo viene usata spesso per chiudere la discussione. La Spagna ha estati calde e una pausa estiva più corta dell'Italia. Questo non significa copiare la Spagna. Significa che caldo, calendario e investimenti vanno trattati insieme.

La scuola italiana già funziona in periodi caldi. Gli esami di maturità si tengono tra giugno e luglio. Le attività di recupero e gli esami di riparazione si fanno d'estate. Le ondate di caldo possono arrivare a maggio, giugno e fine settembre. Il tema degli edifici esiste anche dentro il calendario attuale.

Anche senza modificare il calendario, investire su ventilazione, mitigazione termica e climatizzazione sarebbe probabilmente necessario. Le temperature estreme rendono meno utilizzabili le aule, peggiorano le condizioni di studio e rendono più difficile gestire esami, recuperi, inizio e fine anno scolastico.

La dashboard sul caldo usa il dataset MIM sugli impianti. Il campo diretto è CONDIZIONAMENTOVENTILAZIONE. Su 60.030 righe scuola-edificio, 4.457 indicano presenza di condizionamento o ventilazione, 36.214 indicano assenza e 19.359 non hanno un valore definito. Sul totale, la presenza dichiarata è pari al 7,42%, l'assenza dichiarata al 60,33% e i casi non definiti al 32,25%.

Condizionamento o ventilazione nei dati MIM

Stato nel dataset MIMRighe scuola-edificioQuota sul totale
Presente4.4577,42%
Assente36.21460,33%
Non definito19.35932,25%
Totale60.030100,00%

Fonte: MIM, dataset sugli impianti. Elaborazione di Nazareno Lecis.

La dashboard non usa solo il dato diretto sulla climatizzazione. Costruisce anche un indice di rischio caldo che combina posizione geografica, indicatori MIM di mitigazione termica e studenti coinvolti. In questo modo il modello distingue scuole meno esposte, scuole più esposte e scuole dove gli interventi hanno priorità maggiore.

Come sono stimati i costi e i tempi

I costi non vengono stimati moltiplicando un prezzo standard per il numero di aule. Il modello parte dai dati MIM per individuare servizi assenti, criticità e priorità. Poi usa benchmark OpenCoesione per stimare costi e tempi sulla base di interventi pubblici comparabili. I progetti già finanziati e monitorati, inclusi interventi collegati a fondi europei, coesione e programmi nazionali quando presenti nei dati, permettono di osservare quanto sono costati interventi simili e quanto tempo hanno richiesto.

La media somma tutti i valori e li divide per il numero di osservazioni. La mediana è il valore centrale della distribuzione: metà dei progetti osservati sta sotto quel valore e metà sta sopra. La mediana è utile quando ci sono valori estremi, perché pochi progetti molto costosi o molto lenti possono spostare molto la media. Nei lavori pubblici questo succede spesso. Per questo il modello guarda la distribuzione, non solo un valore medio.

Per il comfort termico il benchmark usa 37 progetti comparabili. Il costo minimo osservato è circa 14.600 euro, il costo mediano circa 50 mila euro e il costo massimo 500 mila euro. La durata storica minima è 1 mese, la durata mediana 4,37 mesi e la durata massima 20,66 mesi. Per la mitigazione caldo calendario il benchmark usa 152 progetti comparabili. Il costo minimo osservato è 610 euro, il costo mediano circa 46.800 euro e il costo massimo circa 1,18 milioni. La durata storica minima è 1 mese, la durata mediana 4,27 mesi e la durata massima 80,45 mesi.

Per trasformare questi benchmark in una tempistica nazionale il modello usa una regola esplicita. Parte dalla durata mediana dei progetti OpenCoesione, la converte in anni arrotondando verso l'alto, aggiunge un anno amministrativo per istruttoria, progettazione, gare e coordinamento, poi confronta il risultato con la durata minima di programma impostata nello scenario. Per comfort termico e mitigazione caldo la durata minima di programma è tre anni. Nel caso del comfort termico, 4,37 mesi diventano un anno, a cui si aggiunge un anno amministrativo. Il risultato sarebbe due anni, ma il programma nazionale resta a tre anni perché coinvolge migliaia di sedi. Nel caso della mitigazione caldo, 4,27 mesi portano allo stesso risultato. La durata di tre anni non è quindi la mediana del singolo cantiere. È la durata base nazionale dopo il vincolo prudenziale di programma.

Dal progetto locale al programma nazionale

VoceProgettiMediana storicaP95 storicoDurata base nazionaleScenario prudente
Comfort termico374,37 mesi18,20 mesi3 anni4 anni
Mitigazione caldo calendario1524,27 mesi35,97 mesi3 anni5 anni

Fonte: benchmark OpenCoesione e modello di simulazione. Elaborazione di Nazareno Lecis.

La coda della distribuzione serve a controllare il rischio. Nel caso prudente il modello usa il percentile 95 dei tempi storici e aggiunge due anni amministrativi. Per il comfort termico questo porta a circa quattro anni. Per la mitigazione caldo calendario porta a circa cinque anni. La durata base di tre anni è quindi una stima prudente per il programma nazionale, non una scelta nasometrica slegata dai dati.

Costi stimati dal modello

VoceBaseRange tecnicoMetodo
Comfort termico4,40 mld €3,96–6,38 mld €Interventi termici su infanzia, primaria, medie e superiori.
Mitigazione caldo calendario2,38 mld €2,09–3,56 mld €Interventi collegati all'uso degli edifici nei mesi caldi.
Totale caldo e calendario6,78 mld €6,05–9,94 mld €Somma delle due aree collegate al cambio del calendario.

Fonte: modello su dati MIM e benchmark OpenCoesione. Elaborazione di Nazareno Lecis.

La stima è prudente. Nel modello ci sono edifici che potrebbero essere chiusi o accorpati già oggi per ragioni demografiche, bassa numerosità degli studenti, condizioni strutturali deboli o inefficienza organizzativa. Se una parte di questi edifici venisse effettivamente chiusa, riutilizzata o sostituita da sedi migliori, i costi di adeguamento potrebbero essere inferiori.

Ferie degli insegnanti e contratti precari

Ridistribuire il calendario non significa ridurre le ferie degli insegnanti. Significa cambiare la loro collocazione durante l'anno. Il numero complessivo di giorni non deve diminuire.

Il calendario incide anche sui docenti precari. Oggi molti contratti temporanei terminano a giugno e una parte dei docenti passa l'estate senza stipendio, facendo ricorso alla NASpI fino alla ripresa delle attività scolastiche. Una distribuzione diversa del calendario non risolve da sola il precariato, ma riduce la discontinuità organizzativa di un sistema che oggi concentra chiusura delle scuole, fine dei contratti e ripartenza annuale nello stesso punto dell'anno.

Benefici sociali

Una diversa distribuzione del calendario ridurrebbe la lunga discontinuità estiva e il periodo in cui le opportunità dipendono quasi solo dalle risorse familiari. Renderebbe più gestibile l'organizzazione delle famiglie, soprattutto dove mancano reti informali, nonni disponibili o servizi estivi accessibili.

Un calendario meno concentrato ridurrebbe anche il picco estivo su ferie, turismo, trasporti e servizi. Le scuole sono infrastrutture pubbliche centrali nei territori. Investire per renderle utilizzabili più a lungo aumenta il rendimento sociale di edifici che oggi restano fermi per una parte molto ampia dell'anno.

Il beneficio climatico esiste anche a prescindere dalla riforma del calendario. Ventilazione, ombreggiamento, isolamento, mitigazione termica e climatizzazione servono comunque, perché il caldo intenso riguarda anche maggio, giugno e settembre.

Conclusione

La chiusura estiva di circa tre mesi non è un destino. È una scelta organizzativa ereditata dal passato. Si può cambiare con dati, investimenti e programmazione.

Il punto non è togliere riposo a studenti e insegnanti. Il punto è smettere di concentrare quasi tutto il riposo in estate e costruire un calendario più adatto al paese di oggi.

Fonti principali